pensieri di una Donna

diario

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Eccomi

Utente: storie
donna, 35 anni (qualche anno fa...) solare, incostante, vivace e un po isterica! pensieridiunadonna@live.it

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Alice Miller
"Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero se"
















 

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mercoledì, 08 luglio 2009

- DIRITTO ALLA RETE: L'APPELLO CONTRO IL DECRETO ALFANO -

Torniamo a parlare di libertà di informazione on line?

Frequento da anni la rete, scrivo in questo blog e altrove. Ritengo che la rete sia un grande spazio democratico e inarginabile. Certo, come ogni mezzo rivoluzionario, dipende molto chi e come lo utilizza, ma questo è un altro discorso.

L'informazione conosce con la rete un contenuto che così democratico non è mai stato.

Cmq, forse molti di voi avranno seguito questa proposta di un giorno di silenzio contro il Decreto Alfano a proposito delle intercettazioni e della libertà di informazione. Il Decreto Alfano introduce il famoso obbligo di rettifica ad ogni gestore di sito internet.

La proposta è quella che blogger e giornalisti si uniscano in un grande coro per la giornata del 14 nella quale chi vuole aderire può pubblicare il banner qui sotto e che potete torvare sempre nella pagina che linko più sopra.



Voi che ne pensate?
Pensate di aderire?

Postato da: storie a 10:28 | link | commenti (11) |
scrivere, giustizia, informazione, libertà

lunedì, 06 luglio 2009

- VIVERE -

Prima di tutto, prima ancora di respirare, dovremmo avere sempre ben presente ciò che rende impareggiabile le nostre vite.

Postato da: storie a 19:59 | link | commenti (2) |
vita

venerdì, 03 luglio 2009

- MATRILINEARE -

C'è bisogno di ripulire.
Di azzerare.
Di liberare tempi e spazi per potermi dedicare a Viola. Ci sono ancora alcune questioni in sospeso, cose che non posso più portare a termine. Così credo almeno.

Adesso è il momento di controtendenze alla mia connaturale iperattività. Tante cose che vorrei fare ma che percepisco sempre più come fonte di stress. Inoltre non voglio ritrovarmi a stare con Viola e a gestire contemporaneamente altre attività. La giornata è già super impegnativa e quando ricomincerò a lavorare lo sarà ancora di più.

Bisogna tagliare i rami secchi e decidere su una questione fondamentale.

Ci saranno spazi per ciò che desidero fare: scrivere, lasciando perdere tutto il resto. Ora però bisogna fare posto.

Credo.

Ci rifletto.

La piccolina è tenerissima e preziosa come un fiore.

Postato da: storie a 09:20 | link | commenti (5) |
amore, viola, matrilineare

venerdì, 26 giugno 2009

- MICHAEL -

Postato da: storie a 08:21 | link | commenti (6) |
musica, vita, miti

giovedì, 25 giugno 2009

- SI PUO' FARE, SI PUO' FARE -

Decisamente ormai non sono più impressioni a caldo. E' giovedì. Le giornate di domenica, lunedì, martedì e mercoledì sono volate via, così, come niente e non ho ancora detto della Festa della decrescita di cui avevo parlato già qui, nei giorni scorsi..

Tutto davvero interessante alla festa della decrescita felice dove siamo andati sabato scorso. La teoria della decrescita, sposata tra l'altro da alcuni economisti, è in sostanza una teoria economica che prevede un utilizzo delle risorse della terra in modo sostenibile. Oggi infatti la nostra civiltà vive sfruttando oltremodo le risorse disponibili, tanto che tra qualche anno, se le cose seguiranno questo trend di crescita, ci servirebbe un altro pianeta. A mio avviso poi, a voler essere precisi, si dovrebbe dire che un terzo del pianeta, la civiltà occidentale e ricca, sfrutta il resto del mondo: popoli, risorse, acqua, vite.

Oggi in balia del Pil ogni cosa deve cambiare veste: tutto deve essere destinato al commercio, alla produzione, al consumo. Deve in sostanza divnetare una merce e nel più breve tempo possibile trasformarsi in rifiuto. Così se compro una lavatrice, stai sicuro che mi dura si è no 5 anni poi sarà da buttare, che altrimenti si ferma tutto il mercato e addio (dicono loro).Oppure la tv, il telefonino, le scarpe, i mobili, tutto!

Se poi ci venisse da pensare di non avere più bisogno di niente...beh, ci pensa la pubblicità e tutto il sistema occulto dei bisogni indotti a farci credere di dover uscire di corsa per andare a spendere, comprare e avere ancora qalcosa. Se non è il telefonino di ultima generazione, è l auto, se non sono prodotti teconologici allora la moda, una casa, vestiti, profumi, cazzate su cazzate.

Mi viene in mente quel pezzo spettacolare che suonavano i cccp, "produci, consuma, crepa"... .

Una domanda: nella vostra città esistono ancora le mercerie? Si, quei negozietti dove tutto è possibile, dove vai con un capo e chiedi qulcosa per aggiustarlo? dove la vecchina di turno ti propone una toppa, un rammendo ardito o un merletto per l'orlo? Da me ne è rimasta una, che pare una boutique!Quando qualcosa si guasta, gira che ti rigira, ti convinci sempre che non è conveniente riuscare, riparare.

Oggi no: buttalo e ricompra che i cinesi ti offrono tutto a metà prezzo. Già perchè qualcuno ci ha convinti che avere cose che costano sempre meno sarebbe stata la salvezza, mentre oggi ci accorgiamo che quelle cose che costano sempre meno le producono in posti dove il lavoro è ancora schiavitù, posti dove le aziende che chiudono qui piangendo miseria, hanno il piu delle volte uno stabilimento altrove per sfruttare la gente, produrre a basso costo, e vendere sui mercati occidentali o nei nuovi mercati, quelli dei nuovi ricchi. Poi, per le vacanze ci sono posti e occasioni clamorose! pensate, boschi incontaminati, vallate piene di verde dove passeggiare, laghi e mare pulitissimi!! Non ci credete? Voglio dire, le cose normali, come una passeggiata in un bosco, ci vengono offerte ormai come angoli di paradiso, posti speciali: ci fanno un bell'albergo e 5 stelle e per raccogliere castagne ti costa uno stipendio in un asettimana di soggiorno. Non ve ne siete accorti?

Sarebbe davvero bello poter vivere a misura d'uomo e di pianeta,con una crescita misurata sulla capacità della terra di sostenere la vita che lo abita. Sarebbe davvero splendido non avere tanta fretta di vedere angoli di mondo prima che la distruzione dell'uomo non li rovini per sempre.
Sarebbe bello non essere schiavi dei grandi ricconi del mondo,le multinazionali. Sarebbe bello poter vivere ad un ritrmo meno forsennato, in armonia con la nostra natura. Sarebbe bello non dover voltare di scatto lo sguardo mentre in tv mostrano l'ennesmia carneficina di balene.
Sarebbe bello trovare al supermercato sotto casa qualcos adella nostra terra, qualcosa che nonsia cinese, indiano, che non siano pompelmi di Israele o pesche dalla spagna, bistecche dalla polonia e pomodori tutti uguali, manco fossero di plastica, dal marocco, orate di allevamento dalla Grecia e così via. Alle volte mi chiedo dove va la gente che al mattino resta imbottigliata nel traffico.    Sarebbe bello riappropriarsi del tempo, fare il pane in casa...


Così mi è parso sensato ciò che i relatori di questa festa della decrescita hanno via via spiegato. E figuratevi come mi sono sentita quando alcuni hanno presentato epserienze concrete di decrescita, ma parlerei di crescita sostenibile, nel campo dell'energia soprattutto. Mi sono detta: ma allora si può fare!

Si puo fare si. Si può scegliere di andare piu piano, di riparare invece che buttare, di risparmiare l'energia e di produrne in modo ecologico. Si può vivere senza traffico, senza aria puzzolente di gas di scarico, circondati dal verde. Si può fare. si. Io ne sono convinta e cerco di vivere in prima persona in un certo modo. Sono convinta che ognuno di noi ogni giorno può fare qualcosa, anzi può fare tanto. Si può ad esempio inizare ad essere consumatori consapevoli e realizzare una volta per tutte che siamo noi a fare il mercato, non il contrario.

Si può fare. Un giorno alla volta. Una persona tira l'altra. Si può fare

Postato da: storie a 11:07 | link | commenti (7) |
mondo, prospettive, cronache marziane, multinazionali, consumo consapevole, i beni comuni

martedì, 23 giugno 2009

- FOTOGRAFANDO -

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Postato da: storie a 17:37 | link | commenti (2) |
rifiuti

venerdì, 19 giugno 2009

 - NELLA SPAZZATURA -

Non so perchè, ieri mi è tornata in mente lei. La incrociavo spesso per le strade del quartiere dove abitavo da piccola. Correva, correva anzi non faceva altro che correre. Sudata, trafelata, si aggirava lungo le strade come uno strano personaggio di un qualche dramma teatrale. Sul suo volto giovane, fatica e una lieve smorfia di panico.

Giorno dopo giorno. Sempre la stessa storia, lo stesso comportamento. Come se di un film ci venisse ripetutamente propinata la medesima scena.Tornando da scuola,in auto con mia madre, andando a fare la spesa o semplicemente andando al parco, mi imbattevo in quella strana ragazza pazza che tutti lì conoscevano e pansavo: eccola lì ancora, poverina.

Nella sua marcia affannata sembrava temesse di essere seguita e pizzicata a fare ciò che forse le era proibito, con le mani nella marmellata diciamo così. Che si sentisse controllata era evidente soprattutto per quel suo muoversi con circospezione e scattando spesso a destra e sinistra, da una parte e dall'altra. Poi correva per qualche metro quindi si voltava, si guardava alle spalle preoccupata che nessuno la seguisse per poi riprendere la sua isterica occupazione.Tutto ciò caratterizzava il suo modo di essere e lo rendeva inconfondibile e facilmente etichettabile: la diagnosi era "pazzia".

Ma chi avrebbe dovut seguirla? Questo mi chiedevo nella mia testa di bambina. Questo e mille altre cose. Mi domandavo ad esempio cosa la portasse a compiere Sempre gli stessi gesti, la stessa espressione sul viso, la stessa corsa sbilenca e ripetitiva. Ricordo che la cosa che mi impressionava davvero molto era vedere davanti ai miei occhi una persona in quella conidzione, intrappolata in qualcosa che gli adulti attonto a me denominavano pazzia, ma che non significava molto per me. In certi momenti mi faceva paura vederla, perchè mi ricordava quella sua trappola, quel suo incedere inutile, inconsapevolmente fuori dalla realtà. In trappola.

Giovane, dai i capelli piuttosto lunghi, lisci, corvini e pesanti sulle guance scavate dalla carnagione scura. Gli occhi grandi e nerissimi, inquietanti e inquietati, così almeno la vedevo io. Non capivo quel suo affannarsi e ricordo che quando capitava di incontrarla e  di incrociare  i suoi occhi, ne rimanevo sempre piuttosto colpita: soffriva e faceva soffrire il vederla ciondolare come un cane tra i rifiuti. Sempre quell'espressione di panico nello sguardo. La solitudine. Dentro la sua fobia fino al collo.

Di corporatura snella, indossva evidentemetne abiti usati, dal sapore di collegio svizzero, antiquati e da vecchia signora : gonne scure, troppo lunghe per la sua statura e maglioni  dai colori piu vari ma scuri, stinti e malconci, calze scure e mocassini da uomo. Fosse poverella. No invece. Mia madre lo diceva spesso: "sai, quella ragazza ha una famiglia benestante ed è qui a rovistare nell'immondizia ma dovrebbe essere curata". Perchè quel suo vagare era finalizzato a rovistare nel bidone dell'immondizia.

Anzi no. Se ricordo bene lei non rovistava nell'immondizia come fanno i barboni ma la spostava da una parte e dall'altra. Si, la sua corsa era finalizzata a spostare sacchetti pieni di immondizia cercando di portarne il più possibile in un unico posto. Come volesse riuscire a non vederselta attorno, ma in un solo luogo. Così facendo forse pensava che quella sporcizia non l'avrebbe assalita da ogni dove. Chi lo sa. Fatto sta che ne aveva sempre uno per le mani e lo portava in un bidone dal quale ne tirava fuori un'altro e così via. Me lo spiegò un pomeriggio invernale mia madre mentre stavamo in auto cercando di rispondere alle mia ennesima domanda. Disse: "tesoro, quella ragazza corre per portare la spazzatura al suo posto a tutte le ore, è fatta così"

Mi sono chiesta spesso che fine può aver fatto, se è ancora viva, se è impazzita definitivametne. Io non la vedo da un secolo. Certo è che su una persona di questo tipo se ne possono fare tante di ipotesi. Infinite. Magari non si è mai resa conto di soffrire. Ogni giorno dimenticava di aver gia percorso strade e marciapedi con quei sacchetti per le mani, di averli messi dove meritavano di stare e ricominciava. Perchè poi anceh se ho cambiato casa mi è capitato ancora di intravederla in quelle strade dove sono cresciuta, sempre affaccendata con una borsina di cui sbarazzarsi. E quando succedeva tornavo a ripropormi gli stessi interrogativi anche se non erano più quei pensieri da bambina che non si capacitavano della sofferenza e di quell'affanno continuo, bensì erano ipotesi più costuite e complicate.

Quello che continuava a colpirmi e rattristarmi era la pazzia e quelal sensazione amara che ti lascia quando ti imbatti in un essere imprigionato in essa.Quel chiodo fisso, come quella spazzatura. Chissà forse con quel gesto attuava qualcosa che nella realta non riusciva a fare, così perchè non sublimarlo con quel sistematico sbarazzarsi di qualcosa di sporco.Forse si era svegliata una mattina di primavera e aveva lasciato alla notte ogni compulsività. Forse è stata rinchiusa in qualche clinica per pazzi, che la famiglia benestante non poteva proprio permettersi di avere una figlia così sotto gli occhi di tutti. Forse aveva trovato il modo di sorridere e dimenticare per un istante quei sacchetti, magari suonando uno strumento.

La mente è un abisso infinito quanto sensibile. Basta un pelo e salta tutto, fuori dai canoni reali.

Forse oggi quella bruna ragazza è una bella donna di mezza età che percorre andando al lavoro le stesse strade, oggi irriconoscibile, e sorride a quel nero che le aveva inprigionato la mente.

 

Postato da: storie a 11:35 | link | commenti (6) |
scrivere, dentro di me, la poltrona

martedì, 16 giugno 2009

- CRESCERE ...E LA DECRESCITA -

Anche se indubbiamente vivo ormai in modo molto rilassato, mi capita ancora di tanto in tanto di guardarmi le spalle. Ad inseguirmi come fantasmi, erano quei pensieri subdoli che filtravano ai miei occhi una realtà a tratti distorta. Forse per questo capisco solo ora quanto sia stato importante l'accettazione di me stessa come degli altri.

"Nessuno è perfetto", una frase che ha un tono banale da far sbadigliare ma uno scalino importante sul quale salire e da lì osservare come siamo deliziosamente impertetti. Tutti quanti. Io con la mia tendenza a volere sistemare ogni incertezza, ongi insicurezza del mio carattere attraverso un ordine esterno di cose,  prigrammi, cassetti, pensieri. Per non palrare di quanto so essere puntigliosa, rigorosa e sempre lì a cogliere difetti e passi falsi altrui come miei. Era davvero stressante.

Oggi mi sento bene, appianati quei nervosismi. Adoro le faccie che vedo, ognuna rappresentando le proprie cazzute forme isteriche ben impresse nel carattere. E pure le mie mi fanno sorridere bonariamente, che quasi quasi suscitano tenerezze disarmanti. E' vero, mi dico, si è vero: non sono costante. E ciò accade soprattutto perchè sono molto attiva: ci sono così tante cose che suscitano il mio interesse, il mio entusiasmo e in cui riesco a realizzare le mie attitudini che mi risulta difficile non essere pure tanticchia dispersiva...pazienza.  Lo sarò ancora di più dato che, grazie al papà di Violetta, ho conosciuto la famosa "decrescita"...si. è vero, ho sempre sorriso davanti a questa teoria..tant'è. Ora invece mi pare interessante. Più che altro cercherò qualcuno disposto a spiegarmi come si può fare, oggi, a ralizzarla quella decrescita, quando ad esempio lavare un piumone costa più che comprarlo nuovo. Me lo ha confessato il tizio della tintoria stamattina, qui in paese.

Per tagliare corto, sabato perciò andrò qui:


Postato da: storie a 15:54 | link | commenti (9) |
amore, amici, prospettive, dentro di me, buddismo, guru, i beni comuni, tomjerry

venerdì, 12 giugno 2009

- ANCORA DONNE -

Qualcuno mi ha scritto in pvt e tra una chiacchiera e l'altra salta fuori  che sarebbe interessante riuscire a comprendere il genere femminile.

Si, concordo. Sarebbe bello riuscire a capire come gira il nostro cervello, dove si ingrippa, tutte le sfacettature della nostra sterminata sensibilità nonchè le acrobazie ormonali!

Gesù! Sarebbe bello... se solo qualcuno ci riuscisse.

Postato da: storie a 09:14 | link | commenti (2) |
donne, dentro di me

giovedì, 11 giugno 2009

- DONNE, DU DU DU -

Oggi mi sembra tutto pesante, tutto troppo impegantivo per me.

Sono sempre tutti bravi a far valere le loro ragioni, esigenze, volontà. Io invece non sono mai stata tanto brava. Forse le persone che mi circondano credono che io sia invincibile, inaffondabile e che abbia forza ed energia per tutti. Purtroppo non è così.

Tutti pronti a criticare, a giudicare, a dire che sono ansiosa. Io so che la mia giornata inizia alle sei di mattina dopo almeno due poppate tra l una di notte e le cinque di mattina. Tutto il giorno tra le mura di casa o poco altro a cambiare pannolini e allattare, sempre attenta a non incrociare uno specchio per non guardarmi che ho ancora una panza tipo 5 mesi di gravidanza. Soprattutto se Viola non sta bene, non ci si puo allontanare, nemmeno pe run caffè.

La notte non dormo gran che perchè se non è Viola che si sveglia per ciucciare, allora sono i pensieri, le preoccupazioni: starà bene o il reflusso peggiora? avrò abbastanza latte per crescerla, dato che ormai sono settimane che rifiuta sistematicamente il latte artificiale? comme farò a lasciarla al nido, tra qualche mese? Oltre tutto questo c'è la famiglia, mio padre che non naviga in buone acque, la casa cui pensare, far quadrare i conti, le faccende domestiche da fare sempre nei pochi ritagli di tempo, carica e scarica il fottuto passeggino che pesa piu o meno due uomini adulti, ricordarsi le bollette di casa, carte e cartaccie da archiviare, fare la spesa, andare in posta, passare in ufficio, trovare un secondo lavoro, il telefono che squilla, maledetto,ora lo stacco così sto un po in pace.

Postato da: storie a 11:21 | link | commenti (2) |
viola, matrilineare